Olimpiadi ed EPR tessile: che fine fanno gli abiti di un evento globale?
Quando guardiamo le Olimpiadi vediamo atleti sfilare con divise impeccabili. Ogni capo racconta una nazione, un’identità, un messaggio al mondo.
Ma c’è una domanda che quasi nessuno si pone: che fine fanno tutte queste divise quando le Olimpiadi finiscono?
Ed è proprio da qui che entra in gioco un tema sempre più centrale per il settore tessile: la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR).
Un evento che dura poche settimane, un impatto che dura anni
Eventi come i Giochi Olimpici di Parigi 2024 generano:
- milioni di capi tra divise ufficiali, abbigliamento tecnico e merchandising
- produzioni concentrate in tempi molto brevi
- collezioni pensate spesso per un utilizzo limitato nel tempo
Un evento globale, quindi, ma anche un’enorme immissione di prodotti tessili sul mercato. E la domanda sul loro fine vita non è più marginale. Con l’introduzione dell’EPR tessile, infatti, non conta solo come un capo viene prodotto, ma anche cosa succede quando non serve più.
EPR tessile: perché le Olimpiadi sono un caso emblematico
L’EPR introduce un principio semplice ma dirompente: chi immette prodotti tessili sul mercato è responsabile anche della loro gestione a fine vita.
Applicato alle Olimpiadi significa una cosa chiara: non basta più vestire bene una delegazione per 15 giorni, bisogna pensare a cosa succede nei 15 anni successivi. Ed è per questo che alcune divise olimpiche stanno diventando, di fatto, laboratori di ecodesign e circolarità.
Chi sta già lavorando su ecodesign e fine vita
🇮🇹 EA7 Emporio Armani – Team Italia
Il Team Italia è vestito da Giorgio Armani / EA7, che negli ultimi anni ha avviato un percorso di maggiore attenzione a:
- utilizzo di materiali riciclati in alcune linee sportive
- qualità e durabilità del prodotto, per ridurre l’usa-e-getta
- maggiore trasparenza su materiali e processi
Non esiste ancora un sistema strutturato di raccolta post-evento, ma la scelta di puntare su capi pensati per durare va nella direzione di uno dei pilastri dell’EPR:ridurre il rifiuto a monte.
🇺🇸Nike – Team USA
Nike è tra i brand più avanzati nel collegare sport, design e sostenibilità:
- ampio uso di poliestere riciclato nelle divise olimpiche
- progettazione orientata a riduzione degli scarti
- programmi come Move to Zero e Nike Refurbished per estendere la vita dei prodotti
Nel caso delle Olimpiadi, Nike ha dichiarato l’obiettivo diridurre l’impatto ambientale complessivo delle collezioni Team USA, anticipando molte delle logiche che l’EPR renderà obbligatorie per tutto il settore.
🇫🇷 Le Coq Sportif – Team France
Per Parigi 2024, il Team France è stato vestito da Le Coq Sportif, con un approccio fortemente legato a:
- produzione locale e filiere più corte
- materiali con contenuto riciclato
- maggiore tracciabilità
In un’Olimpiade che ha fatto della sostenibilità uno dei suoi messaggi chiave, anche il tema deldopo-evento delle divise è entrato nel dibattito pubblico più che in passato.
🇬🇧 adidas – Team GB
adidas ha vestito diverse delegazioni olimpiche nel tempo, tra cui il Team GB, sperimentando:
- design orientato al monomateriale
- utilizzo crescente di filati riciclati
- prodotti pensati per essere più facilmente riciclabili
La collaborazione con Parley for the Oceans è un esempio concreto di come anche l’abbigliamento sportivo ad alte prestazioni possa essere ripensato in chiave circolare.
🇭🇹 Stella Jean – Team Haiti
Un caso particolarmente significativo è quello diStella Jean, che ha disegnato le divise ufficiali del Team Haiti.
Qui la sostenibilità passa da un altro livello:
- utilizzo di artigianato e tessuti locali
- valorizzazione di filiere etiche e comunità coinvolte
- capi pensati come oggetti identitari, non usa-e-getta
- valore culturale che prolunga la vita del prodotto anche dopo l’evento
In ottica EPR, questo approccio è potentissimo: più un capo ha valore, più è probabile che venga conservato, riutilizzato e non diventi rifiuto.
Cosa ci insegnano le Olimpiadi sull’EPR tessile?
Da questi esempi emergono alcuni messaggi chiave:
✔️ l’ecodesign non è solo tecnologia, ma scelta di materiali, filiere e significato
✔️ pensare al fine vita riduce rischi e costi futuri
✔️ ciò che oggi è volontario, domani sarà obbligatorio con l’EPR tessile
E per le aziende tessili italiane?
La domanda olimpica è la stessa che vale per ogni impresa:
- Cosa succede ai miei prodotti quando non servono più?
- Sono progettati per durare, essere riutilizzati o riciclati?
- Se domani l’EPR è operativo, sono pronto a rispondere?
Le Olimpiadi amplificano il tema. L’EPR lo rendeuna nuova regola del mercato.
Le Olimpiadi ci insegnano che non si vince improvvisando all’ultimo minuto. Si vince preparando la gara molto prima.
Nel tessile sta succedendo lo stesso: chi oggi progetta pensando al ciclo di vita completo dei prodotti — divise olimpiche o capi di tutti i giorni —domani non subirà l’EPR, ma lo userà come leva competitiva.
Secondo te, i grandi eventi sportivi dovrebbero rendere pubblico il destino delle loro divise tessili dopo l’evento?



