Consorzi e sistemi collettivi EPR tessile: quali sono e come scegliere

Ultimo aggiornamento: luglio 2026. Il decreto attuativo EPR tessile non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, resta allo stadio di schema con una bozza rivista nel 2026. I consorzi elencati sono già costituiti e attivi sul piano organizzativo, ma l’adesione formale e i costi definitivi dipenderanno dal testo del decreto.
Quando l’EPR tessile diventerà operativo, ogni produttore dovrà decidere come assolvere agli obblighi, e la prima scelta concreta è tra aderire a un sistema collettivo, cioè un consorzio, oppure costruire un sistema individuale. Conviene arrivarci preparati, perché i consorzi italiani si sono già costituiti e stanno definendo regole e servizi mentre il decreto viene finalizzato.
Sistema collettivo o sistema individuale: la prima scelta
Lo schema di decreto del MASE prevede due strade per adempiere agli obblighi EPR. Con il sistema collettivo il produttore aderisce a un consorzio, un PRO (Producer Responsibility Organisation), che organizza per conto degli aderenti la gestione dei rifiuti tessili e i relativi versamenti. Con il sistema individuale è il singolo produttore a organizzare e finanziare in proprio la gestione del fine vita dei suoi prodotti, attraverso un sistema autorizzato dedicato. Per la maggior parte delle aziende tessili la via collettiva è quella realistica, perché un sistema individuale richiede volumi, infrastruttura e costi che hanno senso solo per pochi grandi operatori. È la stessa impostazione già vista negli altri regimi EPR italiani, dagli imballaggi ai RAEE.
Il ruolo del consorzio (PRO)
Il consorzio non è uno sportello a cui pagare e basta. È l’organizzazione che, per conto degli aderenti, finanzia la raccolta differenziata dei rifiuti tessili, ne organizza selezione e avvio a riciclo, tiene la contabilità dei quantitativi immessi e raccolti e cura il reporting verso le autorità. In cambio il produttore versa l’eco-contributo, calcolato sul peso dei prodotti immessi sul mercato ed eco-modulato in base a criteri ambientali. Ai sensi dell’art. 8-bis della direttiva quadro rifiuti, questi sistemi devono operare con requisiti di trasparenza e di copertura dei costi, e perseguire obiettivi di raccolta verificabili.
I consorzi attivi oggi in Italia
Diversi consorzi si sono organizzati in anticipo sul decreto, per farsi trovare pronti quando il sistema partirà. Alla data di questo articolo i sistemi collettivi che hanno preso forma sono questi, in ordine alfabetico.
- Cobat Tessile, del gruppo Cobat, con una rete di raccolta su scala nazionale.
- Ecotessili, tra i primi costituiti, legato al sistema Ecolight e promosso da Federdistribuzione.
- Erion Textiles, consorzio senza scopo di lucro all’interno del sistema Erion.
- ERP Italia Tessile, parte del gruppo internazionale Landbell, che gestisce la responsabilità estesa su più filiere in Europa.
- Re.Crea, nato in seno alla Camera Nazionale della Moda Italiana con l’adesione di alcuni tra i principali gruppi della moda.
- ReDress Italia, promosso da Reverse Logistics Group e ReBound, del gruppo Reconomy.
- Rematrix, sistema collettivo dedicato alle aziende dell’abbigliamento e delle calzature.
- Retex.Green, promosso da Sistema Moda Italia e dalla Fondazione del Tessile Italiano.
- Unirau, associazione di imprese e cooperative attive da tempo nella raccolta e nel recupero degli indumenti usati.
Tutti si rivolgono alle filiere di abbigliamento, calzature, accessori, pelletteria e tessili per la casa, con differenze di modello, base associativa e servizi offerti. Questo è il quadro dei sistemi che si sono già organizzati, non un elenco ufficiale. I sistemi di gestione autorizzati saranno definiti formalmente con l’entrata in vigore del decreto, quindi l’elenco va riverificato a quel momento.
Come scegliere, quando sarà il momento
Finché il decreto non fissa regole e costi definitivi nessuna adesione è comparabile fino in fondo, ma i criteri di valutazione si possono già impostare. Contano la copertura effettiva sulle categorie di prodotto che l’azienda immette, la struttura dei costi e dell’eco-contributo, i servizi compresi nella quota, la governance e la solidità del consorzio, e la tracciabilità che riesce a garantire lungo la filiera. Anche la base associativa pesa, perché un consorzio nato dalla moda, uno dalla distribuzione e uno dalla filiera del recupero rispondono a logiche diverse.
Cosa verificare prima di aderire
Prima di firmare ci sono verifiche da fare a prescindere dal nome del consorzio. Come viene calcolato e modulato l’eco-contributo per i tuoi prodotti, cosa comprende esattamente la quota e cosa ne resta fuori, quali obblighi di dichiarazione restano comunque in capo al produttore, e come il consorzio tratta i dati storici sull’immesso. Un punto va tenuto sempre presente, perché l’adesione a un consorzio non trasferisce la responsabilità. Il produttore resta il soggetto obbligato e sanzionabile, mentre il consorzio esegue per suo conto.
Fonti
- Schema di Decreto MASE per l’EPR tessile, sistemi di gestione collettivi e individuali
- Direttiva quadro rifiuti 2008/98/CE, art. 8-bis, requisiti minimi dei regimi EPR
- Siti ufficiali dei consorzi e sistemi collettivi citati, come riferimento fattuale
PRIME BPO affianca le aziende tessili nella scelta del sistema di gestione e nella preparazione dei dati necessari all’adesione, con l’esperienza di oltre 15 anni maturata sui regimi EPR.
One comment
Comments are closed.

[…] Il produttore deve assolvere agli obblighi attraverso un sistema di gestione, collettivo o individuale. Il sistema collettivo significa aderire a un consorzio, ed è la via praticabile per la grande maggioranza delle aziende. Quali consorzi esistono e come valutarli è nell’articolo su consorzi e sistemi collettivi EPR tessile. […]